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La Chiesa Cappuccina della Santa Croce è stata fondata nel XVIII secolo e si trova in Piazza Francesco Crispi, 3. Dall'antica sede provengono i dipinti più significativi sopravvissuti al terremoto del 1693:1) L'Immacolata con i Santi Francesco e Rosalia; il dipinto stilisticamente si colloca nella corrente manieristica di fine Cinquecento;2) San Francesco d'Assisi in estasi (anonimo);3) San Felice da Cantalice in comunione con la Madonna ed il Bambino Gesù;4) L'Invenzione o Esaltazione della Santa Croce;La tela raffigurante l'Esaltazionte della Santa Croce si trova sull'altare maggiore, al di sopra dell'artistica Custodia in legno che reca al centro sull'altare un ciborio in forma di tempietto, tre riquadri di sobrio ma perfetto intarsio, incorniciano nella parte centrale la suddetta tela il cui tema è legato alla devozione cui è intitolata la Chiesa e nei laterali, si trovano le vergini e martiri Venera e Lucia con altri Santi appartenenti all'Ordine Francescano. L'insieme della struttura per la severità del disegno e per le caratteristiche degli elementi decorativi sembrerebbe appartenere ad un periodo tardo, probabilmente successivo al terremoto del 1693, quando il convento fu ricostruito in pianura. L'Esaltazione della Santa Croce è stata resa nota nel 1984 in occasione della mostra su "Caravaggio in Sicilia, il suo tempo, il suo influsso"; M. C. Gulisano ripercorreva allora le tappe della vicenda storica del dipinto, che si trovava originariamente nel 115 vecchio convento cappuccino, costruito intorno al 1580 in prossimità dell'antica città e con l'assegnazione di un canone del marchese Carlo Aragona Taglisvia e della moglie Giovanna Pignatelli e Colonna. L'iconografia del dipinto si ispira all'episodio del ritrovamento della vera Croce da parte di Sant'Elena nei suoi pellegrinaggi in terrasanta dopo il riconoscimento ufficiale della religione cristiana a seguito dell'Editto di Costantino nel 313; tuttavia sembra prevalere l'accezione specifica dell'Esaltazione della Croce come emblema della religione cristiana nel paganesimo, adottata da quegli Ordini che maggiormente si preoccuparono delle propagande dell'ortodossia cattolica, tra cui i Cappuccini in Sicilia furono fautori assieme ai gesuiti.
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