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Santa Venera

Feste e tradizioni

Veneranda, detta anche Parasceve, nacque da Agatone e Ippolita. Divenuta presto esperta delle Divine Scritture, iniziò a predicare il Vangelo in molte città. Giunta nella città in cui regnava Antonio, Veneranda, accusata e interrogata, rispose che era cristiana e che non temeva né lui né le sue minacce. Allora il re per vendicarsi ordinò che le fosse posto sul capo un elmo di ferro infuocato, che fosse inchiodata a terra con lunghi chiodi, che le fossero tagliate le mammelle e che venisse messo sul suo corpo un grosso masso. La Santa uscì incolume e molti si convertirono alla fede. Poi il re comandò di accendere una caldaia di bronzo piena di acqua e resina. Veneranda non soffriva anzi gioiva e avvicinatosi il re, gli riempì le mani di acqua bollente, gliela spruzzò sul volto, accecandolo. Più tardi il re Antonio si convertì al Cristianesimo e riacquistò la vista. In seguito Veneranda andò nella città in cui regnava Temo. Lui, accusandola, le disse che se avesse vinto il drago lui e il suo popolo sarebbero diventati cristiani. E questo si verificò poiché Veneranda, fatto il segno della croce avanzava verso il drago e il drago indietreggiava. Giunse poi nella città in cui regnava Asclepio. Lui ordinò che le comparisse davanti e ordinò che fosse portata una pentola con olio e pece e vi fosse acceso il fuoco. Veneranda cantava e, spezzata la pentola in molte parti, infiammò tutti tranne il re e pochi altri. Infine ordinò che le fosse tagliata la testa. Veneranda, dopo aver pregato, fu uccisa e volò nel Regno dei Cieli. Il suo corpo rimase a lungo insepolto ma nessuna fiera lo sfiorò, finché un giorno un cristiano devoto lo unse con preziosi unguenti, lo avvolse in un lenzuolo bianco e lo conservò presso di sé. Quattro mesi dopo, il quattordici novembre dell'anno 143, finita la persecuzione, lo seppellì in una tomba. In questo giorno la Chiesa Romana, nel suo martirologio, propone il nome di Santa Veneranda. Oggi la sua memoria è venerata in molti luoghi e in particolare ad Acireale, dove abitavano i suoi genitori. Da questa città diede inizio alla sua predicazione per poi spostarsi nella Magna Grecia, nelle Provincie Romane e nella Gallia Cisalpina. La Santa è venerata in particolare nella città di Avola dove si trova la Grotta di Santa Venera nella quale lei si ritirava a pregare. Ancora oggi sono molte le persone che si rivolgono a lei per chiedere grazie. C'è chi la invoca nelle malattie degli occhi, visto che ridiede la vista ad Antonio e per ingraziarsi la Santa, in passato, soleva fare il voto di portarsi in Chiesa a piedi nudi, vestita di verde con ornati di rosso. Per le grazie ricevute, le persone offrivano alla Santa: pollami, capre, anelli, bracciali e molte altre cose. A Santa Venera, patrona di Avola, si è fatto ricorso anche nei momenti di calamità come successe per il terremoto del nove gennaio 1693. Il giorno dopo la Santa coperta da un velo nero fu portata nel piano di Santa Maria di Gesù. Fino al 1904, si festeggiava il ventisei luglio, giorno del martirio della Santa, ma spessissimo capitava che molte persone trovandosi al lavoro non potevano onorarla come desideravano e allora si decise di festeggiarla l'ultima domenica del mese di luglio e l'ottava successiva.

Statua di Santa Venera

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